Il #chaos nascosto dietro a una maschera

Baby Carnival

Perchè ci si traveste a Carnevale e che significato ha per l'uomo moderno?

A seguire, tratteremo i seguenti temi:

  • Origini del Carnevale e le sue forme di chaos
  • Le maschere più famose
  • Interpretazioni della maschera di Carnevale

Origini del Carnevale e le sue forme di chaos

Non è un caso che la festa del Carnevale sia caratterizzata da feste, balli, travestimenti. Alla liberazione di un chaos sfrenato si accompagnano sorrisi e coriandoli lanciati al cielo: questo tipo di celebrazione risale alle feste Dionisie dell’Antica
Grecia organizzate in onore di Dioniso, dio dell’ebrezza, della fecondità e della natura.

E’ a partire dagli antichi greci che ritroviamo molti degli elementi che caratterizzano il Carnevale moderno. Basti pensare al momento dei festeggiamenti nel calendario: esso rappresenta una scelta simbolica poiché i mesi di febbraio-marzo segnano il passaggio dall’inverno alla primavera e quindi si collegano al trionfo della vitalità sulla desolazione. L’introduzione dei carri decorati che sfilano durante le processioni è anch’essa di origine greca, come viene descritto nei dettagli dal filosofo Nietzsche “[…] il carro di Dioniso, incoronato di fiori, è tirato da pantere e da tigri”[1] come anche le maschere, elemento fondamentale nelle rappresentazioni teatrali e utilizzate anche per indicare la presenza del dio stesso durante le celebrazioni.

Il Carnevale era anche un momento di libertà sfrenata, un momento in cui il chaos della festa investiva anche le classi sociali, ribaltandole completamente. E’ questo il caso dei Saturnali romani, l’equivalente delle Dionisie greche, l’unico momento in cui gli schiavi, grazie alla libertà offerta dalla maschera, ristabilivano l’uguaglianza originaria tra gli uomini.

Ma il Carnevale è anche l’ultimo momento di festeggiamenti prima della Quaresima: etimologicamente, infatti, il nome deriva dalla locuzione carnem-levare in riferimento al periodo in cui cessa il consumo della carne nella liturgia cattolica. Anche in questo caso il momento di festa è considerato come una situazione di chaos che precede il ristabilimento dell’ordine superiore, il nuovo inizio e la rinascita.

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[1] F. Nietzsche,
La visione dionisiaca del mondo,1870

Le Maschere più famose

“Buongiorno Signora Maschera!” era il saluto più frequente che si scambiavano i cittadini Veneziani in occasione del Carnevale, sottolineando così la libertà dell’anonimato concessa dal travestimento. Per questo motivo molte delle maschere carnevalesche più celebri presentano molti riferimenti al mistero, alla parodia e alla sovversione.

La Moretta o "Muta":

è una tipica maschera veneziana riservata alle donne, completamente rivestita in velluto nero, da qui l’origine del nome. La sua funzione era di nascondere completamente le fattezze, inoltre impediva di parlare poiché veniva indossata tenendo in bocca un apposito bottone creato all’interno. La donna veniva così avvolta dal mistero legato alla sua bellezza e alla sua voce e questo le donava ancora più fascino.

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Fonte immagine: https://www.pinterest.com/pin/471892867207169695/ by Knives

Pulcinella:

è la tipica maschera di origine partenopea caratterizzata dall’atteggiamento ironico, scaltro ma svogliato. Un “segreto di Pulcinella” è diventata l’espressione tipica che indica un segreto sulla bocca di tutti in quanto la celebre maschera sarebbe nota per la sua incapacità a tacere: per questo motivo si prende gioco di potenti e politici .protetto dalla maschera e .dall’umorismo.

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Fonte immagine: 29.11.17, http://www.napolitoday.it/cultura/pulcinella-origini-maschera-napoletana.html 

Arlecchino:

maschera di origine popolare della zona bergamasca caratterizzata da un abito a losanghe variopinte e una maschera nera indossata. Arlecchino ha un carattere brillante, simpatico e gioioso, nonostante sia povero ed in piena tradizione carnevalesca, dietro la maschera può gioire e prendersi gioco delle difficoltà della vita cantando e danzando.

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Fonte immagine: https://www.ilgazzettino.it/nordest/venezia/arlecchino_da_demonio_a_maschera_ritratti_venezia_toso_fei-3529406.html

Interpretazioni della maschera di Carnevale

Lo stretto legame che lega il Carnevale al mondo del teatro ha dato adito a diverse riflessioni e interpretazioni della festa e soprattutto del ruolo della maschera. Da un lato è interessare notare come per diverse culture sia proprio il momento del chaos del Carnevale a sancire l’inizio di un nuovo ordine, dall’altro è solo nei momenti di maggiore sovversione delle regole che si ritrova la pienezza della vita: protetti fisicamente dai travestimenti gli schiavi si liberano dalla maschera imposta loro dalla società indossandone una nuova capace di annullare ogni differenza di classe.

 Il Carnevale è quindi un momento di passaggio, una illusione di breve durata in cui tutto è il contrario di tutto grazie al potere dell’anonimato temporaneo: questo concetto viene utilizzato spesso in letteratura come metafora della vita, ma può anche far riferimento a realtà più recenti legate alle identità virtuali e al nuovo tipo di libertà, talvolta sfrenata, che caratterizza la rete; come afferma Pirandello trasportando il concetto di maschera teatrale alla vita quotidiana “Ciascuno di racconcia la maschera come può, la maschera esteriore. Perché dentro poi c’è l’altra, che spesso non s’accorda con quella di fuori. E niente è vero![2]

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[2] L. Pirandello, Uno, nessuno e centomila, 1925

                                                                                                                                                                                                                                                        Federica Nocerino